08/02/2011

Il discorso del re

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Dopo mesi, sono andata al cinema e, attirata dalle numerose candidature all'Oscar, ho scelto "Il discorso del re".

Ero curiosa si vedere se davvero gli attori erano così bravi, se davvero la storia era così interessante.

Non mi aspettavo una narrazione così delicata, in contrasto con gli avvenimenti della storia, a tratti drammatici, a tratti imbarazzanti, ma nel complesso non certo felici. Tutto è affrontato dall'interno, dall'interno dei pensieri e delle sensazioni personali, dall'nterno di una famiglia unita, dall'interno di uno studio medico, dall'interno di un palazzo reale. Ma ciò che accade fuori si sente, rimbomba e fa capire che mai, neppure alle alte sfere, siamo al riparo dagli agenti esterni, siano persone, eventi di guerra o elementi naturali.

Ma tutto, così insegna il film può essere , se non risolto, affrontato con l'amore e il sostegno di chi è disposto a starci accanto e a credere in noi. Ed è proprio ciò che accade a Giorgio VI alias Colin Firth. Quando nessuno sembra credere in lui, di certo non il padre, impaziente e nervoso di fronte alla sua balbuzie, nè la madre, forse amorevole ma troppo distante per dimostrarlo e neppure il fratello, troppo preso dai suoi affari sentimentali per pensare ai problemi altrui, ecco spuntare la moglie, silenziosa ma decisa, e Lionel, prima medico, poi amico.

E' una storia d'amore, quella che guida le vicissitudini e porta all'epilogo, già noto, in verità ed è l'amore che fa da supervisore alle scelte, alle parole e ai pensieri dei protagonisti. Sì, è l'amore che vince, la fiducia in un marito, in un padre, in un amico, che dimostrano quali miracoli esso può fare, se solo ci si affida e ci si crede.

20/11/2010

Due buone inziative

In un solo giorno ho letto due buone notizie provenienti dalla città di Bologna, e credo che meritino di essere citate, sia per approvare due iniziative lodevoli, sia per sperare che possano “contagiare” tante altre città italiane.

E’ partito in questa città un progetto per dare assistenza sanitaria agli immigrati seguendo le terapie dei loro paesi, facendo diventare la medicina uno strumento di integrazione importante. Quando uno straniero si reca dal medico, in genere riceve terapie legate al paese ospitante, senza pensare che, i trattamenti ai quali era abituato nella sua terra d’origine, potevano essere più efficaci. Mi riferisco alla medicina indiana, tradizionale cinese, ayurvedica, tibetana, discipline con una storia millenaria e quindi assolutamente attendibili. Spesso, accade anche agli italiani di far ricorso a trattamenti alternativi, uno su tutti l’agopuntura, perciò, perché negarli a chi li utilizza dalla nascita?

Per garantire questo tipo di assistenza, si sta cercando lo spazio adeguato, che possa accogliere almeno uno specialista per disciplina, per dare supporto ad uno straniero spaesato e scettico nei confronti della nostra medicina tradizionale. In fondo, se lo siamo noi, scettici, perché non dovrebbero esserlo loro? Si tratta sempre di sistemi riconosciuti dalla Organizzazione mondiale della sanità, perciò, in questo ambulatorio speciale, si farà vera e propria medicina, non un suo surrogato.

La priorità sarà per i soggetti più deboli, perciò bambini ed anziani, i quali sono già abituati a ricevere cure dai loro connazionali, ma non sempre in ambienti adeguati. A curarli, saranno medici italiani ma a conoscenza dei loro rimedi abituali, e sapranno intervenire con la medicina occidentale quando si presenterà un reale bisogno. I pazienti, quindi, non solo saranno curati da persone qualificate e in un luogo sicuro, ma verranno anche informati , e quindi resi consapevoli, della loro situazione.

La seconda iniziativa, del tutto diversa ma altrettanto importante ed innovativa, è rivolta specificamente alle donne, rifugiate politiche in soggiorno in Italia con un programma di protezione internazionale. Si trovano ora in case d’accoglienza per mamme e bambini o a carico dei servizi sociali, ma presto avranno la possibilità di alloggiare in appartamenti messi a disposizione dal comune. In tutto, le case sono dieci, destinate a dodici donne.

Il progetto ha lo scopo di aiutare queste persone a gestire una propria locazione e a rendersi lentamente autonome, grazie ad un supporto che riceveranno da donne residenti nello stesso caseggiato, per risolvere problemi legati all’organizzazione della vita quotidiana. Si tratta quindi di baby-sitting, accompagnamento dei bambini a scuola, attività ludico-ricreative, che aiuteranno le interessate a sviluppare una vita propria in tranquillità, Verrà mantenuto l’anonimato e la loro ubicazione non sarà resa nota, e dopo due anni, tale è la durata del progetto, il percorso di transizione potrà definirsi completato.

Sono contenta che questo accada in Italia, e che queste iniziative siano rivolte a chi ha davvero bisogno di aiuto. E’ inutile ignorare i problemi, ma anzi, impegnarsi per risolverli è l’unico modo per arrivare ad una perfetta integrazione, e conseguente tolleranza, nei confronti degli stranieri che decidono di venire in Italia per migliorare la propria condizione di vita.

L’uguaglianza parte anche da questo.

La preghiera dei semplici

Chiesi a Dio di essere forte
per eseguire progetti grandiosi:

Egli mi rese debole per conservarmi nell'umiltà.

Domandai a Dio che mi desse la salute
per realizzare grandi imprese:

Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio.

Gli domandai la ricchezza per possedere tutto:
mi ha fatto povero per non essere egoista.

Gli domandai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me:

Egli mi ha dato l'umiliazione perché io avessi bisogno di loro.

Domandai a Dio tutto per godere la vita:
mi ha lasciato la vita
perché potessi apprezzare tutto.

Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo,

ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno
e quasi contro la mia volontà.

Le preghiere che non feci
furono esaudite.

Sii lodato; o mio Signore, fra tutti gli uomini
nessuno possiede quello che ho io!


Kirk Kilgour